Già da anni si prevedeva che il riscaldamento globale avrebbe provocato una sempre più frequente proliferazione e invasione di specie tropicali nei nostri mari. Il lionfish è uno dei pesci tropicali più noti e appariscenti, ma anche una delle specie marine più invasive al mondo.

CARATTERISTICHE
La testa di questi esemplari è relativamente piccola, la bocca grande, gli occhi sporgenti, sormontati da due escrescenze (presenti anche intorno al mento), il dorso curvo e il ventre relativamente piatto. Il corpo si restringe verso il peduncolo caudale, che precede una coda piuttosto larga, tondeggiante. I primi raggi della pinna dorsale e di quella anale sono in realtà aculei veleniferi, ben eretti dal pesce quando è in situazione di pericolo. L’apparato velenifero consiste in 13 aculei sulla pinna dorsale e 3 in quella anale, tutti composti da aculei cavi collegati a una ghiandola velenifera; i raggi delle pinne pettorali sono aculei pieni, non velenosi.

Ha un colore che varia da rossastro al marrone chiaro o al grigio, la sua livrea è a strisce tendenzialmente verticali, alcune sottili e altre più larghe. Anche le pinne sono striate di bianco e marrone.

Raggiunge una lunghezza massima di 38/40 cm.

Il veleno si mantiene attivo dalle 24 alle 48 ore dopo la morte del pesce: la pericolosità resta, quindi, elevata anche su esemplari morti da diverse ore. Nel peggiore dei casi, l’eventuale puntura può avere effetti letali anche per l’uomo. La puntura del pesce leone crea un dolore forte e persistente, spesso associato a sintomi sistemici come nausea, vomito, febbre, convulsioni, difficoltà respiratoria e diarrea. Nei casi più gravi, la parte colpita può andare incontro a necrosi locale e a una perdita della sensibilità che può durare anche per molti giorni. La prima cosa da fare dopo una puntura è rimuovere eventuali spine, disinfettare e immergere quanto prima la parte colpita in acqua molto calda, circa 45°. Il calore infatti rompe la struttura proteica della tossina riducendo il dolore.

Essendo uno straordinario predatore, nessun altro animale lo mangia; mancano i suoi predatori naturali, tranne il mero (Epinephelinae) che però è in via d’estinzione. I pesci leone hanno un appetito vorace, mangiano quasi tutto ciò che trovano sul loro cammino: dai pesci economicamente importanti come cernie giovani e dentici a granchi, gamberetti e alghe. Lo stomaco del pesce leone può espandersi fino a 30 volte il suo volume normale. E’ stato dimostrato che un singolo pesce leone riesce, in sole 5 settimane, a ridurre le creature marine dall’80% al 90% presenti nel suo raggio d’azione. Se il cibo scarseggia, il metabolismo di un pesce leone può essenzialmente fermarsi e possono vivere senza cibo fino a 3 mesi perdendo solo il 10% della massa corporea.

HABITAT
Questa specie è diffusa nel Mar Rosso e nell’Oceano Pacifico, dal Sud-Est asiatico fino all’Australia, dal Giappone alla Polinesia. Vive solitamente in aree con crepaccio, lagune, spesso sulle pendici esterne di barriere coralline fino a 150 metri di profondità. I pesci leone si trovano spesso, individualmente o in piccoli gruppi, nascosti nelle caverne, anfratti durante il giorno e nuotano all’aperto solo all’alba e al tramonto per cacciare le prede.

Si tratta di una specie che si adatta facilmente a nuovi habitat, ad esempio la diffusione in Oceano Atlantico sembra che inizialmente sia stata dovuta ad un’introduzione accidentale determinata dal rilascio di alcuni esemplari allevati in acquario nelle acque della Florida. La specie ha progressivamente invaso tutto il Mar dei Caraibi e buona parte delle coste Atlantiche occidentali con imponenti impatti ecologici, in grado di influire negativamente sulla biodiversità marina costiera. 
Negli ultimi anni il pesce leone è diventato un grande pericolo anche per le acque del Mediterraneo; il numero delle specie di Pterois nel Mar Mediterraneo è attualmente arrivato a due, P. miles e P. volitans. Dal 2015 sono stati segnalati numerosi avvistamenti di Pterois volitans, in particolare presso le coste turche, greche e italiane. Nel 2012, due Pterois miles sono stati registri al largo del Libano. Le due specie dal 2015 al 2021 si sono diffuse rapidamente. Nel 2017 viene fatta la prima segnalazione grazie a un team di ricercatori di Ispra, Cnr e dell’American University di Beirut nelle acque della riserva di Vendicari, in Sicilia, vicino Siracusa. Successivamente altri avvistamenti a ripetizione nelle calde acque siciliane.

RIPRODUZIONE
Il dimorfismo sessuale è molto evidente durante il periodo riproduttivo.
Mentre i maschi diventano più scuri e le strisce meno accentuate, le femmine prendono colori meno forti, ma diventano più facili da individuare al buio grazie al ventre argenteo.
I maschi raggiungono la maturità sessuale quando raggiungono i 10cm di lunghezza, mentre le femmine intorno ai 18cm.
E’ una specie solitaria, ma nuota in prossimità di altri pesci sono durante il periodo che precede la riproduzione. Al termine del corteggiamento, i maschi si accoppiano con più di una femmina, la quale depone sulla superficie dell’acqua due gruppi di uova ogni 4 giorni circa. Queste masserelle contengono oltre 24.000 uova avvolte da un muco (il loro numero aumenta in base alla temperatura dell’acqua). Una singola femmina può deporre fino a 2 milioni di uova in un anno.
I maschi fecondano le uova che, dopo 36 giorni, si schiudono. Le larve vengono trasportate e disperse in lungo e in largo dalle correnti oceaniche per 20-35 giorni. Esaurito il sacco vitellino, si nutrono di plancton e diventano adulti dopo circa un mese dalla schiusa. La loro vita può durare anche 10 anni.

seers cmp badge